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18/02/2019

Fondazione

Mondo Cinese racconta chi sono i nuovi cinesi d'Italia

È stato presentato il 15 febbraio, a Palazzo Clerici, il numero 163 di Mondo Cinese, la rivista scientifica di studi sulla Cina contemporanea della Fondazione Italia Cina. A ridosso dell’arrivo in Italia del Presidente cinese XI Jinping, atteso in visita ufficiale nella seconda metà di marzo,la pubblicazione presenta la più aggiornata panoramica dello “stato di salute”della popolazione cinese che vive e lavora nel nostro Paese con il racconto dei numeri dell’immigrazione, con le decine di migliaia di imprese create ma anche della realtà della criminalità cinese con le sue bande e organizzazioni mafiose, il quadro delle associazioni presenti sul territorio italiano, il ruolo delle seconde generazioni nella nostra società elo stato del diritto tra Italia e Cina. 

Abbiamo ormai un microcosmo cinese in Italia che riflette in sedicesimo le peculiarità e gli ingredienti che da quaranta anni stanno facendo crescere l’economia cinese. – dichiara Vincenzo Petrone, Direttore Generale della Fondazione Italia Cina -. È una riflessione che mi viene spontanea leggendo l’ultimo numero di “Mondo Cinese”, la rivista della nostra Fondazione, dedicato appunto ai cinesi d’Italia. Quasi trecentomila individui, uno su sei fa impresa, legami interfamiliari fortissimi e una straordinaria capacità di integrazione e adattamento per produrre reddito e affermarsi nella società italiana senza per questo rinunciare alle tradizioni e al modo di vivere cinese. Ormai le celebrazioni del Capodanno cinese sono una caratteristica di molte grandi e medie città italiane. E questo arricchisce il nostro Paese”.

Questi temi sono stati trattati durante la tavola rotonda alla quale hanno partecipato Renzo Cavalieri, Università Ca’ Foscari, Coordinatore Comitato Scientifico Mondo Cinese, Daniele Brigadoi Cologna, Università degli Studi dell’Insubria, Lala Hu, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Francesco Wu, imprenditore, Matteo Demonte e Ciaj Rocchi, autori di Chinamen e Primavere e Autunni, Zhou Hujian, imprenditore. Ha moderato Jada Bai, Coordinatrice Didattica Fondazione Italia Cina.

Highlights Numero 163

_Quello che emerge dai dati ufficiali è un quadro di integrazione socio-economica del tutto singolare nel panorama migratorio nazionale. Con i suoi 318.975 cittadini regolarmente soggiornanti in Italia (secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, 2017) quella cinese è una delle popolazioni di nazionalità straniera più numerose.
_Aumentano gli ingressi nel Paese per i ricongiungimenti famigliari, mentre quelli per lavoro si fermano ad appena il 4%. A fronte di una continua diminuzione dell’immigrazione per motivi lavorativi, si assiste però a una crescita sostenuta della popolazione cinese residente, spinta da una vivace curva demografica, che - secondo le stime - li porterà ad essere la più ampia minoranza etnica di origine non europea in Italia entro il 2025.
_La piccola impresa individuale – che è di fatto sempre un’impresa famigliare – è da sempre il principale veicolo di inserimento economico, sussistenza e mobilità sociale per i cinesi d’Italia. I cinesi sono al secondo posto nella graduatoria delle imprese individuali con titolare straniero, con un totale di 50.737 imprese (un’impresa ogni sei residenti) e un tasso di crescita che si assesta sul 3,4% annuo. Poco meno della metà di tali imprese (il 46%) è intestata a imprenditrici, un dato che non ha paralleli a livello nazionale. Le titolari d’impresa cinesi costituiscono circa un terzo di tutte le imprenditrici straniere in Italia. Il tasso di occupazione tra i nostri cinesi è del 72,5%, mentre quello di disoccupazione, pari al 4%, è quattro volte inferiore a quello medio tra i cittadini non comunitari.
_Tra le imprese cinesi prevalgono quelle di piccolissime dimensioni: basti pensare che le attività gestite da cinesi con meno di dieci dipendenti costituiscono il 92% del totale. Oltre ad alti livelli di specializzazione settoriale, il lavoro cinese in Italia è caratterizzato da un’elevata propensione all’imprenditorialità: nel gennaio 2017, poco meno di 51 mila cinesi svolgevano un’attività autonoma.
_Si tratta di una popolazione stabilmente inserita nel tessuto sociale ed economico italiano: la quota di permessi di lungo periodo è in rapido aumento, passando dal 39% del 2012 al 51% del 2017. Il 26% dei cittadini cinesi residenti in Italia è un minore, un dato sostanzialmente stabile fin dagli anni Novanta, che testimonia l’ampiezza storica del ricambio apportato alla popolazione dalle cosiddette “seconde generazioni”. I cinesi d’Italia tendono a lavorare, sposarsi e fare figli prima della media, nonché ad avere figli in età più giovane dei loro coetanei italiani.
_Le seconde generazioni sono sempre più protagoniste della società italiana. Con un occhio però anche alla Cina, mercato diventato interessante anche per i giovani che, dopo essere nati e cresciuti in Italia, vogliono tornare nel paese dal quale proviene la propria famiglia per motivi di studio o lavoro.  E magari lavorare per multinazionali italiane operanti a Pechino.
_Contrariamente a tanti stereotipi tuttora assai radicati nel discorso pubblico italiano (nei media, nel senso comune, ecc.), questa integrazione socio-economica assai profonda e diversificata rappresenta anche un’integrazione socio-culturale crescente e tutt’altro che “silenziosa”. Questa non è affatto una “comunità chiusa”, da nessun punto di vista.
_La conoscenza della lingua italiana è da almeno vent’anni uno dei fattori chiave della sostenibilità economica dell’impresa. Difatti, fin dai primi anni Duemila i cinesi neoarrivati sono assidui frequentatori dei corsi di lingua italiana per adulti, e da sempre promuovono la rapida integrazione scolastica dei propri figli con l’obiettivo primario di dotare la famiglia di almeno una risorsa interlinguistica e interculturale efficace.
_Il profilo tipico di questi nuovi cinesi d’Italia è quello di una persona giovane (25-35 anni), istruita (diploma o laurea, prerogativa che tra i residenti cinesi si limita rispettivamente al 13% e al 3% del totale), bilingue, ma spesso con una maggiore dimestichezza con la lingua e la cultura italiana che con quella dei propri genitori. E relativamente benestanti, solidamente inseriti in una piccola e media borghesia imprenditoriale. Sono giovani cresciuti, studiando e lavorando, in seno a famiglie capaci di stringersi attorno ai loro progetti di realizzazione personale anche quando vanno contro le aspettative e i desideri dei genitori. Sebbene rappresentino indubbiamente una élite, sono una élite in grado di rapportarsi con una gamma di interlocutori assai più vasta dei propri genitori. Sono gli apripista di un rapporto nuovo tra la minoranza cinese d’Italia e la società italiana di cui sono parte integrante fin dalla più tenera età.

Hanno scritto sul numero 163 di Mondo Cinese: Daniele Brigadoi Cologna, Ricercatore e docente di Lingua cinese all’Università degli Studi dell’Insubria, Yuanping Qiu, Direttore dell’Ufficio per gli Affari dei Cinesi d’Oltremare del Consiglio di Stato, Antonella Ceccagno, docente di Sociologia dei Paesi asiatici e di Lingua cinese all’Università di Bologna, Stefano Becucci, docente di Sociologia delle migrazioni all’Università di Firenze, Lino Panzeri, associato di Istituzioni di Diritto pubblico all’Università degli Studi dell’Insubria, Renzo Cavalieri, avvocato e professore associato di Diritto dell’Asia orientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Marco Wong, Imprenditore e Presidente onorario di Associna, Junyi Bai, Partner Dentons e Presidente emerito di Associna, Lala Hu, Università Cattolica del Sacro Cuore, Matteo Demonte e Ciaj Rocchi, autori di Primavere e Autunni e di Chinamen.

Mondo Cinese è una pubblicazione nata nel 1973, due anni dopo l’apertura dell’Istituto di Cultura Italo Cinese, ed è stata acquisita dalla Fondazione Italia Cina nel 2009. Oggi, a 46 anni dal primo numero, è ancora l’unica rivista scientifica di studi sulla Cina contemporanea nel nostro Paese. I preziosi contributi di studiosi, analisti e comunicatori che negli anni ne hanno riempito le pagine, forniscono una chiave di lettura unica sul mondo cinese per professionisti, studenti e appassionati.

A partire da questo numero, Mondo Cinese sarà disponibile anche in versione ebook.

Per informazioni e abbonamenti contattare:
Dott.ssa Francesca Bonati
bonati@italychina.org

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